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LUCA GEMINIANI CI RACCONTA PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Testa   
Giovedì 12 Gennaio 2012 19:12

Sto vivendo in questi giorni, insieme ad Antonello, la mia seconda calda esperienza ad Anyama Adjamè, calda non solo per un fattore climatico ma per il diretto contatto con il motore dell’associazione, l’equipe che lavora e i villaggi tutt’attorno. La prima volta c’era il fattore novità, come in tutti i posti che visiti la prima volta, son partito in breve tempo per un intreccio di casi favorevoli, prima ero un semplice tutore, in viaggio con Marina con Stefano e poi i clown e poi l’africa col caldo umido e gas di scarico che ti avvolge. La prima volta è tutto nuovo il villaggio la polvere rossa delle strade, la gente, i bambini festosi, ricordo bene lo stupore negli occhi di Monica, arrivata qualche giorno dopo di me, e presa d’assalto dai bambini ed io - tranquilla è così! – gli squillanti - ciao, ciao - provenir da dietro ogni capanna da dietro le palme e i cespugli. La casa del Granello, il sorriso e gli abbracci di Anne, come se ti conoscesse da sempre, tutto un movimento di persone, di colori con clown, di profumi della cucina sempre attiva, il giardino sempre pieno di giochi, birilli, palline, magie e bambini, una breve “ vacanza diversa “ e tocchi con mano che il tuo adottato “ esiste “. Un niente nel confronto del tanto che c’è da fare, un piccolo granello di senape, e quando riparti, sai che non è facile, ma ti dici “ ci tornerò “. Era il gennaio 2010 non è passato molto tempo, ma la voglia di tornare c’era, ma in questo poco tempo è passata la guerra “ la crisi “ come la chiamano qui. Una guerra di cui noi abbiamo visto e sentito poco se non qualche rara immagine e notizia andata a scovare chissà dove, una guerra che non ha distrutto e devastato e così quando arrivi al villaggio è tutto come avevi lasciato, le strade, con le buche … sempre le stesse, ed anche meno posti di blocco, i villaggi, la casa, come prima solo lo striscione è un po’ più scolorito . l’atmosfera in casa è molto più mesta ma ti dici in fondo siamo solo in due. Quando dopo inizi a parlare con la gente e chiedi della guerra allora vedi che abbassano lo sguardo la voce cala, l’altro giorno ad Ebimpè con Antonello e Mathieu abbiamo incontrato un buffo autista con cui avevano avuto una simpatica avventura in auto anni fa e fra le risate dei racconti seduti all’ombra di un ficus si è arrivati alla “ crisi “ e subito è calato il silenzio, raccontava lentamente delle angherie subite, di come non potevano raggiungere i loro campi e della fame, allora ti spieghi i perché degli animi tristi, della diffidenza dei bambini e dell’abitudine che hanno perso di venirci a trovare a casa per quei cancelli rimasti per molto tempo chiusi e capisci i danni veri della guerra.   Poi c’è Capodanno vedi che c’è la voglia di festeggiare ma con la paura, la paura di tornare indietro e rivivere quei periodi bui perché in Africa la pace è appesa ad un filo sottile.  Passano i giorni ti abitui al clima, i cancelli sono più aperti, arriva una famiglia a far foto per mettere in adozione la figlia, arrivano Pipino e Hamso due clown si sente la voglia di “ ricostruire” un paese e dimenticare in fretta e in giardino, sotto la pianta, son tornati anche i bambini .

Luca G .

 

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