| Ancora dalla Costa d'Avorio |
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| Scritto da Stefano Testa |
| Domenica 22 Gennaio 2012 13:47 |
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Diario di bordo dalla Costa d’Avorio - parte 3
16/1/2012 La settimana si presenta bella carica, l’avevamo capito fin da quando l’avevamo programmata con l’equipe. Meno male che le temperature si sono abbassate un po’, al mattino si sta come da noi in primavera inoltrata, e qui si imbacuccano neanche fossero al polo nord. Oggi è prevista una puntata a Akoupe e Attinguié, due villaggi tutto sommato ben collegati e con una povertà decisamente dignitosa. A Akoupe il Gds gestisce una scuola materna con un muro di cinta e un giardino dall’aspetto abbastanza ordinato, sarà che si sapeva che venivano gli italiani e ci hanno voluto stupire un po’. Comunque sia, l’impatto non è sgradevole, ci sono classi che vanno dai 30 bambini della petite section ai 49-50 delle sezione dei medi e dei grandi, le aule sono meno cadenti di quanto non fossero quelle di Adzope, i gabinetti decenti. Rintracciamo nei pressi la casa di Yapi Noel, portatore di handicap motorio, dobbiamo dare la cattiva notizia che bisogna rifare il preventivo per l’intervento che lo riguarda, essendo scaduto quello fatto prima che la guerra civile allungasse tutti i tempi. Il dialogo con la madre avviene in Atié, con traduzione in differita, visto che il suo è un caso sfortunato le proponiamo di dividere al 50% i costi della diagnostica, che l’ultima volta erano stati ragionevoli. In tarda mattinata si manifesta il Gds di base Ossepé Attanase che ci guida nel dedalo dei diversi edifici delle scuole primarie di Akoupe, dove rimediamo qualcuna delle foto mancati e qualcuna degli adottati di amici. Cerco di rintracciare Thomas, un grande organizzatore che aveva dato tanto al Gds, ma che poi non è stato valorizzato ed è passato a dare una mano all’Associazione Luca è con noi. Incontro anche Paolo Fissore che continua la sua frequentazione del posto con assiduità. Era in zona anche al momento topico della crisi che ha colpito il paese. Stanno facendo molte cose anche loro, bisognerebbe essere più collaborativi. Dedichiamo una rapida visita allo Chef del villaggio che, superato un po’ di nervosismo per non essere stato preavvisato del nostro passaggio, ci accoglie gentilmente e acconsente a saldare una quota di quanto si era impegnato a pagare per sostenere il Centro professionale di Ebimpé dove anche Akoupe manda i suoi giovani. Si tratta di un’inezia, appena 10.000 Fcfa al mese, ma tutti faticano a saldare. Anche ad Attinguié dove arriviamo nel pomeriggio stessa solfa, tutti piangono miseria, non scuciono nulla. Eppure veniamo come portatori di doni, abbiamo dedicato alla scuola materna di Attinguié l’acquisto di tavoli e sedie per rimpiazzare parte del mobilio che è davvero cadente. Improvvisiamo una specie di cerimonia, con lo chef del villaggio, un pittoresco tipo con baffoni e cappello a larghe tese, che siede ad uno dei nostri tavolini da asilo, contrastando un assalto di qualche centinaio di bimbi che premono attorno al porticato della scuola. Lasciamo la scuola seguiti da un codazzo abnorme di bambini che sollevano un polverone impressionante, roba da rimanere ricoperti di polvere rossa che ti si appiccica alla pelle e entra nei polmoni. Chiudiamo con un incontro con la suora di Attinguié che segue le pratiche di Liliane Fonds, è lei che fa da tramite per avere accesso al prezioso co-finanziamento di molte delle nostre adozioni sanitarie, fin tanto che non diventeremo interlocutori diretti di Liliane Fonds. Ci spiega che anche una parte dei costi di trasporto se programmati nei nostri budget cofinanziati da Liliane Fonds saranno coperti. Mi resta l’amaro in bocca di non avere incontrato Martine, la sorellina africana di Gaia, mi sarebbe piaciuto rivederla, chiederle della figlia che ha avuto da giovanissima, la ricordo piccola che trasporta felice un sacco di riso più grande di lei che le avevamo regalato. 17/1 Per oggi abbiamo invitato presso la nostra sede di Anyama Adjame i Gds di base, che arrivano alla spicciolata a partire dalle 8, si sa che la convocazione è per le 9, ma sarà comunque più tardi, ci avevano preavvisato che l’orario era approssimativo, anche perché c’è gente che viene da lontano. Visto che c’e’ qualche tempo d’attesa, mi offro di aiutare a dare una sistemata agli stanzoni del piano di sopra che dovranno accogliere il contenuto dell’ormai mitico container, se mai riusciremo a sdoganarlo e a farlo arrivare fin qui. Si tratta di rimuovere un bel po’ di polvere e rifiuti vari e di spostare i letti a castello ospitati nelle due stanze in modo da fare spazio per gli scatoloni. Siccome vedo quelli del posto poco operativi mi metto in tenuta da lavoro e con l’aiuto di Luca, del dottore e del figlio di Anne facciamo il più grosso delle pulizie. Già che ci siamo liberiamo una stanza inutilizzata e due vani predisposti a bagno ma privi di collegamenti idraulici che sono utilizzati da anni per accumulare cartoni, cartacce, bottiglie di plastica, toner esausti e altre amenità. Luca e io cerchiamo di separare i rifiuti piu’ tossici, anche perché, in assenza di discariche organizzate, la prospettiva è di accumularli in un angolo e bruciarli. Si associano ai lavori di sgombero e pulizia dei locali anche altri tre o quattro Gds di base e Benjamin, insomma alla fine lo spazio si è creato e le polveri più ataviche sono rimosse. L’incontro con i Gds di base inizia a metà mattinata con numerose assenze: quasi la metà delle rappresentanze dei villaggi mancava all’appello, specie quelli più tagliati fuori dal mondo (Mbonoua, Mbrago 1 e 2, Mpody) ma anche alcuni dei meno lontani (Thomasset, Azaguié, Yapokoi, Attinguié). Gli assenti raggiunti successivamente hanno accampato problemi di mancata ricezione dell’invito assai poco credibili. Alcuni lamentano i costi di deplacement: anche se è vero che rimborsiamo loro il viaggio c’è un problema di liquidità. Andranno prese delle misure per migliorare gli scambi di informazione, troppo incentrati sulle chefferies. C’è da dire che ci sono casi di interlocutori inaffidabili che danno la loro parola di darsi da fare e poi latitano. Molti, specie fra gli assenti, sono anche piuttosto anziani e poco motivati, quasi nessuna donna e pochissimi giovani. Anne dice che i nuovi Gds di base conoscono poco l’Associazione, ma altri si allontanano perché non trovano più motivazione nell’aiutarci. Hanno bisogno di avere un riconoscimento anche non monetario. Vista la nuova logica di finalizzare piccole cifre raccolte fra i tutori a qualcosa di più collettivo ed efficace dei doni individuali, si potrebbe pensare ad un dono dedicato a loro. Una delle principali preoccupazioni dei Gds di base presenti riguarda la gestione delle adozioni dei giovani, un vero problema da qualche anno a questa parte. Un po’ perché gli studenti delle superiori scompaiono dai villaggi per frequentare dove c’è un liceo, un po’ perché molti abbandonano gli studi senza dire nulla, un po’per inadempienza dell’equipe, un po’ per scarsità di fondi, fatto sta che questa fascia di adozioni è fra le più trascurate: di liceali adottati ce ne sono tanti sulla carta ma si sa meno di loro di quanto non si sappia di altri adottati, e alla fine ricevono meno servizi degli altri. Dedichiamo un po’ di tempo a discutere come tenere traccia degli adottati di questa fascia di età e garantire un aiuto a quelli che davvero vanno a scuola, e mettiamo a punto una proposta che definiremo meglio in collaborazione dell’equipe. In sintesi l’idea è di curare la scolarizzazione dei soli studenti che alla fine ci portano le loro pagelle, puntando per gli altri ad 18/1 Una vera giornata campale. Mentre Anne, Mathieu e Benjamin continuano le trafile per cercare di sdoganare il container, Hubert, il dottore, Luca e io iniziamo la trasferta verso i villaggi più lontani e dimenticati da ogni divinità. Per anticipare un po’ i tempi andiamo a piedi ad Anyama affrontando un’umidità che si taglia col coltello e arrivando quasi in contemporanea con il dottore. Ci siamo dati appuntamento presso la falegnameria dove carichiamo sulla macchina le parti smontate dell’armadietto che regaleremo al villaggio di Adarome assieme ai medicinali, come risultato della piccola colletta fatta in Italia nei giorni immediatamente precedenti la nostra partenza per la Costa d’Avorio. Prima tappa a Mpody, villaggio davvero in capo al mondo, ma non il più povero, perché se non altro ha l’acqua e l’elettricità in quasi tutte le case. Comunque noto ancora una volta una maggiore pulizia e dignità in questi villaggi relativamente lontani di quanto non si veda nei villaggi un po’ più centrali. Un’altra nota caratteristica è che qui si accentua l’atmosfera da villaggio rurale: qualche belato, lo starnazzare di galline, l’attraversamento di vacche o pecore in mezzo alla strada. Il Gds di base, Venance, che non si era visto all’incontro in sede di ieri, oggi c’è ed è abbastanza disponibile a farci da tramite per le nostre attività (incontro con la chefferie, completamento delle foto mancanti, aggiornamento delle cose da fare per sostenere il progetto) ma mi sembra abbastanza rintronato. Ha in dotazione anche lui il quaderno d’ordinanza ma non lo usa, non sa a menadito quanti siano gli adottati delle diverse categorie, è poco addentro nei meccanismi. Facciamo qualche foto fra quelle mancanti usando come scenario il cortile di Venance dopo di che partiamo per Adarome. Qui davvero siamo nella waste land ivoriana, l’acqua è disponibile solo presso le fontane pubbliche, non c’è traccia di un dispensaire di medicinali, non c’è una scuola, bisogna andare nei villaggi vicini per frequentarne una. Ci ricevono due Gds di base nel cortile di una casa veramente modesta. Ci portano dallo Chef cui illustriamo l’idea del dono che intendiamo fare al minuscolo centro sanitario che la popolazione ha messo in piedi autofinanziandosi. Il pacco di medicinali dovrebbe costituire uno stock da rivendere a prezzi ragionevolmente bassi per riacquistarne altri man mano che si esauriscono le scorte. Al margine dei convenevoli con la chefferie, Luca fa qualcuna delle foto mancanti a bambini rintracciati rapidamente da Denis in giro per il villaggio. Noto che qui il quaderno delle attività in dotazione ai Gds di base viene usato e compilato con una certa cura. Quasi mi commuovo a vedere il piccolo centro sanitario dove portiamo l’armadietto riempito dei nostri medicinali: è piccolo ma pulito e funzionale, è presidiato da due aide soignantes e da una quasi infermiera che potrà occuparsi di eventuali parti da realizzare nel centro, dicono con orgoglio che ha esperienza perché ha seguito di persona 4 parti in precedenza. Siamo lontani dagli standard minimi europei, ma in queste condizioni è decisamente meglio che niente. Mi conforta vedere che in questo sfortunato angolo di mondo ci sia dell’iniziativa e della voglia di rimboccarsi le maniche, è bello che si sia riusciti ad aiutare la gente di questo posto. Pranzo frugale a base di atcheke e sardine offertoci a casa del Gds di base, sullo stesso tavolo sul quale ha razzolato un bel ratto di campagna, accudito amorevolmente come animale domestico dai bambini di casa. Poi è la volta di Mbonoua che merita un cenno se non altro perché è l’unico villaggio la cui chefferie ha dato il suo contributo al finanziamento del CFP per il 2011. E’ in questo villaggio che lo chef in persona ci aiuta a rintracciare Kotan Jacob, che presenta una forma tumorale che gli ingigantisce il mento e che se il tumore fosse benigno si potrebbe curare con un buon intervento di chirurgia maxillo-facciale. Il dottore aveva avuto sue notizie una prima volta qualche tempo quando viveva in un altro villaggio, poi ne aveva perso le tracce. Nel frattempo, racconta la madre in Atié con traduzione di Hubert e del dottore, la famiglia ha speso un sacco di soldi in visite preliminari ed è stata anche raggirata da qualche medico stronzo che dopo avere ricevuto il pagamento non ha rilasciato alcuna documentazione. Quindi è come se non avesse fatto quella che qui chiamano “exploration” che costituisce la base per qualsiasi preventivo di intervento medico-chirurgico. Invitiamo a completare la diagnostica a loro spese come di consueto, poi valuteremo se riusciamo a mettere il malato nelle mani della Mission Sinan perché facciano il possibile a dei costi ragionevoli. Fa impressione vedere quest’uomo dall’età indefinibile con il volto sfigurato dalla malattia, aggirarsi a fatica in una struttura abitativa in costruzione, mai terminata e decisamente trasandata, dove è costretto a trascorrere i suoi giorni senza potere fare nulla impedito com’è dalla sua malattia. Luca si presta all’ingrato compito di una foto. Dico subito che non possiamo prendere impegni sul futuro, ma che se c’è una possibilità di aiutarlo cercheremo di sfruttarla. Chiudiamo il giro con una veloce puntata a Mbrago, dove i gds di base coincidono con una parte della chefferie. Faccio notare che vista la composizione della chefferie lascia stupiti che non abbiano ancora provveduto a dare il dovuto al CFP e che nessuno si sia sentito in dovere di partecipare all’incontro di ieri presso la nostra sede. Qui più che in altri villaggi si misura il distacco fra le dichiarazioni ufficiali e i dati di fatto. Non gioca a favore della situazione il fatto che i 3 Gds di base siano tutti sulla cinquantina e qui è un’età già veneranda. Ci vorrebbe più aria nuova. E’ già sera quando tornando passiamo per Attinguié dove si fa trovare per un rapido abbraccio la mia adottata Martine, finalmente rintracciata. Il dottore pero’ è comprensibilmente stanco, lo sono anch’io, le ha chiesto di farsi trovare ad un incrocio e ci concede poco tempo perché vorrebbe rientrare al più presto a casa. Riesco a farmi dare il suo numero di cellulare e a strapparle la promessa che ci si veda sabato alla sede dl Granello, quando nel pomeriggio ci sarà, sembra, la festa con i clown. Si riparte e a me resta il rimorso di non avere avuto la prontezza di impormi per dedicare piu’ tempo all’incontro. Un’occasione mancata. Chissà se Martine verrà davvero ad Anyama? 19/1 Proseguono ancora le traversie per recuperare il container, è diventato un leit motive di tutte le conversazioni oltre che un incubo dal punto di vista organizzativo. Questa volta l’inghippo è che le autorità di porto hanno riscontrato una sia pur minima differenza fra nome del destinatario indicato nella bolla di accompagnamento e la denominazione della nostra Ong in Costa d’Avorio così come compare nel nostro timbro. La burocrazia ivoriana ha una vera e propria ossessione per i timbri, niente è ufficiale senza una stampigliatura. E siccome nulla qui si risolve via telefono o email, questo comporterà l’ennesimo spostamento di parte dell’equipe a Abidjan per cercare di portare a casa il container. Concordiamo che vada anche Luca per aiutare nel trasbordo su camion del contenuto del container, nell’ipotesi che si sblocchi la situazione. Potrebbe essere utile anche per fare la parte dell’uomo bianco che in un paese ancora affetto dai postumi da colonialismo può incutere un certo rispetto, non si sa mai. Io invece partecipo ad un incontro con i docenti presso il Centro di Formazione Professionale che dirige Mathieu per conto del Gds. C’è un bel clima, sono persone determinate, sanno delle difficoltà anche finanziarie dell’Associazione e quindi del centro, mi sembrano disposti a rimboccarsi le maniche. Si parla anche di organizzazione della didattica, di come selezionare gli allievi, posto che il filtro esercitato dalle Chefferies dei diversi villaggi può garantire che non ci siano eccesive iniquità dal punto di vista sociale, ma non assicura che si tratti davvero delle persone più meritevoli, né che siano interessati a una filiera di specializzazione piuttosto che a un’altra. Non a caso nel passaggio al secondo anno, si assiste ad un certo tasso di abbandoni, specie nella filiera di agricoltura e allevamento, segnale che non tutti gli allievi selezionati dalle chefferies sono davvero capaci e determinati. Fanno esprimere anche me su questi temi, cerco di cavarmela con il mio ridicolo francese, ma sembra che mi abbiano capito. Ho suggerito di valutare se non sia il caso di sovrapporre al filtro delle chefferies anche quello dei docenti che potrebbero valutare meglio le propensioni degli studenti. Inoltre si potrebbe fare scegliere ai ragazzi la filiera di specializzazione dopo qualche mese di insegnamenti di interesse comune. Mi tocca anche fare il fervorino sulla necessità di fare uno sforzo di solidarietà, chiederemo anche a loro di accettare una limatura degli stipendi. Mi sembrano incassare senza troppi traumi, speriamo bene. Al termine della riunione pranzo con Mathieu e un paio di suoi colleghi con cui approfitto per cercare di capire quale sia il monte ore di docenza che bisognerà prevedere per l’anno in corso, serve per calibrare meglio il bilancio. Capisco finalmente che per questo che è il secondo anno di un ciclo di formazione professionale hanno in mente di concentrare su due giornate dei corsi intensivi di tipo teorico in gran parte orizzontale per le diverse filiere, e sulle altre 3 giornate attività di tipo pratico con stage gestiti per metà da docenti a contratto e per un’altra metà da formatori di ruolo. Ma capisco anche che il ricorso a contrattisti è ritenuto essenziale per le competenze di cui sono portatori, mentre il personale di ruolo ha soprattutto una funzione di coordinamento e supporto alla formazione. Mi aspettavo il contrario. Torniamo a metà pomeriggio in tempo per convergere con gli altri dell’equipe, fra chi è reduce dalla missione container, ancora una volta inconcludente, e chi come il dottore ha fatto visite presso altri centri sanitari. Dedichiamo un po’ di tempo ad aggiornarci sugli avvenimenti delle ultime tre giornate in cui la missione container ha un po’ disperso le nostre forze costringendoci a operare su fronti diversi in contemporanea. Chiudiamo serata riprendendo in mano il bilancio, la parola stessa ormai mi dà la nausea, ma bisogna farci i conti, specie in condizioni di ristrettezze finanziarie. Ne avremo anche per i prossimi giorni, stiamo affrontando un settore per volta per cercare di trovare la famosa quadra. 20/1 Finisce con oggi il tour dei villaggi dove operiamo. Stamattina tocca ad Azaguié Blida, dove il Gds gestisce una scuola materna a fianco della chiesa, risale ai tempi in cui l’associazione era pappa e ciccia con la congregazione di don Orione. E in effetti l’edificio porta i segni dell’età. La pavimentazione del porticato davanti alle aule è piena di buche, sono aumentate rispetto all’ultima volta che ho visto questa scuola. Che si tratti di un villaggio in cui siamo presenti da tempo lo si vede anche dal fatto che è particolarmente elevato il numero di adozioni di bambini e ragazzi in età scolare, ce ne sono in tutto 258. A Azaguié siamo arrivati nel pieno di una assemblea pubblica che come d’abitudine si è svolta in mezzo alla via principale, con un centinaio di persone sedute in circolo, di fatto impedendo qualsiasi passaggio di auto per il centro del villaggio. Ci hanno accolti con tutti gli onori, con tanto di cerimoniale e traduzione in differita dall’Abby al francese e viceversa. Qui non si parla l’Atié come nella zona di Anyama e nemmeno Hubert e il dottore capiscono la maggior parte degli interventi. Siamo comunque riusciti a sottoporre i temi dell’associazione all’attenzione di una fascia più ampia di popolazione. Sono intervenuto anch’io e questo ha suscitato un certo interesse e apprezzamento. Lo chef del villaggio ha concluso la parte dell’assemblea che ci hanno dedicato invitando la sua popolazione a prendersi più cura dei propri figli, collaborando con noi e prendendo esempio da chi dall’Italia ci aiuta facendosi carico di figli non propri dall’altro capo del mondo. Fa un certo effetto sentirselo dire pubblicamente da uno chef del villaggio. E’ invece alla scuola materna che il Gds di base fa convergere la maggior parte degli adottati di cui dobbiamo recuperare le foto mancanti. Fra un arrivo e l’altro di bambini e ragazzi da fotografare veniamo assaliti dai bambini dell’asilo in pausa ricreazione. Non pare loro vero di potersi fare spupazzare un po’, è tutto uno stringere manine e farsi toccare e lisciare la pelle, così diversa dalla loro, farsi metter le mani nei capelli, saltare in braccio, rimediare una coccola al pancino. Quasi per caso mi accorgo che fra i giovani che stazionano attorno alla scuola mentre facciamo le foto c’è anche Yepie Yepie Fabrice, un adottato di vecchia data di cui il tutore chiedeva notizie avendone perso la traccia. E’ uno dei casi dei cosiddetti “liceali” che a un certo punto abbandonano gli studi e perdono ogni possibilità di un inserimento qualificato nel mondo del lavoro. Alla maggior parte di loro non resta che dare una mano alla famiglia nella coltivazione dei campi di manioca. Fabrice ha 22 anni, è evidentemente un pluri-ripetente ma la crisi che ha colpito la Costa d’Avorio ha dato la mazzata finale, tanto più che è orfano di padre di madre e quindi i soldi non abbondano. Gli riferisco dell’interessamento dei suoi tutori in Italia, dice che gli piacerebbe riprendere a studiare. Mi faccio portare a casa sua per vedere dove abita, è una corte modesta ma ben tenuta, se ne sono viste di più desolanti. Le famiglie che si affacciano sul cortile hanno fatto cassa comune per farsi fare l’allacciamento all’acqua potabile per avere una fontana. Le condizioni di povertà ci sono, ora starà alla famiglia italiana che lo adotta decidere se e come dargli una mano alla luce dell’informativa che predisporrò al rientro. E’ misera anche la casa di Mondé Chado Auberge, la bimba di 3 anni e mezzo che ci viene proposta in adozione sanitaria. Ha un grave handicap motorio che la costringe ad un equilibrio instabile su entrambe le caviglie che tiene introverse. Fa molta impressione e tenerezza. Il padre ha già in mano l’esito degli esami preliminari e un preventivo di spesa per intervento e rieducazione. Ne proporremo il cofinanziamento a LIliane Fonds. Mi colpisce il fatto che il padre non sia in grado di dire quale sia il cognome di sua moglie e madre di sua figlia, sembra che la donna abbia perduto i genitori da piccolina e non si riesca a risalire a quale famiglia appartenesse. Mentre prendiamo nota della proposta di adozione sanitaria, veniamo avvicinati da un rappresentate bianco e di madrelingua francese di un’altra ONG, la Terres des Hommes-Italia. Dalle poche informazioni scambiate con questo volontario e al telefono con il suo capo che è di origine italiana, mi sembra di capire che sia un’associazione con molti rapporti internazionali che opera negli stessi nostri campi, ha sede vicino a Gran Bassam. Visto che non è distante dall’aeroporto, forse riusciremo a organizzare un incontro per il giorno stesso della partenza, lunedì prossimo. Al termine del nostro giro di foto e di incontri, aspettiamo al centro sanitario il dottore che sta ancora facendo visite mediche e ottiche. Veniamo raggiunti dalla notizia che è finalmente stato sdoganato e scaricato il container e che il camion che porta la merce è arrivato alla nostra sede. Ci sono stati alcuni ultimi problemi legati al fatto che i camion erano due di cui uno procurato da Mission Sinan per portare a Abobo i materiali medicali di suo interesse, mentre al doganiere risultava che la merce fosse tutta diretta a Anyama. Anche questo ha comportato lunghe contrattazioni. Il camionista che ha trasportato la nostra parte di merce ha poi fatto storie perché non si aspettava di andare in un villaggio così decentrato. Ci si è dovuti avvalere di caricatori di porto per il trasbordo delle merci sui camion e per lo scarico a Anyama, a integrazione dei volontari che hanno dato una mano. Mi dicono che anche la scolaresca delle scuole primarie hanno aiutato nello scarico. Mi immagino l’impressione che deve avere fatto l’arrivo di un grosso camion in un villaggio come Anyama Adjame. Ho chiesto di fare un conteggio puntuale dei costi compresi i molti spostamenti a Abidjan e ritorno che è stato necessario effettuare. A occhio si sarà nell’ordine dei 5 milioni complessivi di Fcfa (quasi 7500 euro). Mi dicono che anche il precedente container era costato una cifra analoga, ma si era trattato di un carico più piccolo e c’erano state più penalità e costi di immagazzinamento e meno riduzioni delle tariffe doganali che questa volta sono state ottenute. Luca, il dottore, Hubert e io rientriamo in sede a cose fatte, non deve essere stata un’impresa epocale, ma sono tutti affaticati. In effetti la merce è tanta, ci sarà un bel lavoro di inventario e organizzazione dei materiali, l’augurio è che se ne possa ottenere un po’ di ossigeno per le casse dell’associazione. Chiudiamo il pomeriggio ancora sul bilancio, propongo di ragionare sulla destinazione da dare ad un piccolo fondo di solidarietà che ho cercato di tenere in piedi. Si concorda che possa essere usato in parte per garantire qualche aiuto a chi al Gds collabora e non prende nulla, come i Gds di base e, caso a parte, Benjamin che frequenta assiduamente tutte le riunioni e le attività dell’equipe su base volontaria. Una parte meglio tenerla per coprire necessità impreviste. Ma c’è molta stanchezza che serpeggia, la settimana è stata pesante ed è tornato un gran caldo che non aiuta. Meglio che formalizzino delle proposte e poi ci facciano sapere. 21/1 Dedichiamo la mattinata a chiudere il bilancio, in modo da poterci riposare un po’ fra oggi pomeriggio e domani, domenica. Cerchiamo di precisare le somme da destinare a kit alimentari, kit scolastici, tassa di gestione delle scuole (Coges) e quelle da mettere da parte per i contratti del CFP. Iniziamo un ragionamento sull’uso da fare del materiale pervenuto con il container, che si spera possa da un lato alleggerire alcune spese per i kit alimentari e per la strumentazione di cui deve dotarsi il CFP, dall’altro possa davvero costituire una base per attività economiche e commerciali che diano fiato al progetto. Nei prossimi giorni verrà fatto un inventario accurato dei materiali arrivati e potremo avere un’idea più precisa dei contenuti e su come utilizzarli. Al pomeriggio ci rilassiamo un po’ e alle 15,30 Luca e io facciamo il giro del villaggio raccogliendo bambini a destra e a manca per invitarli alla festa con i clown ivoriani. Si tratta di un gruppetto di giovani liceali che sono stati addestrati dagli amici di Roma all’interno di un progetto formativo iniziato nel 2009. Di ragazzi e soprattutto bambini ne arrivano a frotte, fa piacere vedere il cortile che si riempie, osservarli giocare con poco al suono di un misto di musiche italiane e africane, giocare con loro è sempre una festa. Anche il gioco della mosca cieca è un evergreen che li coinvolge molto, fino a che le musiche si fanno davvero africane e li vedi muoversi come solo loro sanno fare. Come dice Luca: finalmente sono tornati i bimbi sotto l’albero del nostro cortile. Lollo |




















