Terza puntata del Diario di Viaggio di Andrea e Sandra che ci raccontano il loro viaggio in Costa d’Avorio di settembre 2026.
Terza puntata: Diplomazia e convivialità
In ogni villaggio ivoriano è presente una chefferie composta da uno Chef (capo) e dai suoi collaboratori: lo Chef viene eletto secondo una particolare procedura mentre i suoi collaboratori sono nominati dallo stesso Chef. Le chefferies sono riconosciute dalla Costituzione e per questo, è stata istituita la CNRCT (Chambre Nationale des Rois et Chefs Traditionnels) assumendo la funzione di collegamento tra l’amministrazione statale centrale e le locali popolazioni dei villaggi. Ciascuna chefferie, in caso di crisi politiche o sociali, è autorità in grado di garantire la pace e la coesione sociale all’interno del villaggio. Ma non solo: lo Chef, assieme alla chefferie, quasi come un Giudice di Pace, gestisce le dispute comunitarie, i conflitti familiari, i piccoli furti e le controversie di vicinato amministrando la legge anche nelle dispute fondiarie.
Nei giorni scorsi, accompagnati da alcuni membri dell’ONG Grain de Sénevé ivoriana, abbiamo incontrato lo Chef di Anyama-Ajamé Monsieur Sika Adon Herve. L’incontro aveva come obiettivo quello di rinsaldare i legami tra le nostre due realtà associative e l’autorità locale (Anyama-Ajamé è la sede dell’ONG ivoriana). Si è parlato degli obiettivi delle nostre associazioni e della ricaduta sociale che queste hanno sull’intera popolazione presente nel territorio. L’incontro, gestito secondo un rigido protocollo e secondo tradizione africana, non si è però esaurito nell’arco della stessa giornata ma è proseguito pochi giorni dopo, questa volta in un ambito prettamente conviviale gustando tutti assieme piatti tradizionali ivoriani offerti dalla stessa chefferie. Per noi europei, o perlomeno per me, non è semplice assumere alimenti colmi di spezie, alcune in grado di rendere piccante qualsiasi alimento. Nell’appuntamento conviviale abbiamo gustato: l’attiéké (una semola ottenuta dalla polpa di manioca fermentata e grattugiata, simile al couscous) e del riso bollito, ambedue accompagnati da diversi sughi alcuni dei quali a base di diversi vegetali (arachidi, cipolle, peperoni), l’alloco (pezzetti di platano, che è una specie di banana da cottura, fritte nell’olio di palma), il kédjénou (uno stufato piccante a base di pollo o faraona, verdure e spezie), il foutou (una pasta densa e liscia composta da platano e manioca bolliti), il maafe (carne cotta in una saporita e densa salsa a base di arachidi), il poisson brasé pesce (tilapia, e tranci di tonno) marinato con limone, zenzero e spezie e poi cotto alla griglia servito con verdure fresche e attiéké, il fufu (un impasto denso a base di farina di platano), modellato in palline e usato per accompagnare le salse.
Un caleidoscopio di cibi, colori, profumi e soprattutto, sapori che i nostri commensali hanno gustato accompagnando il tutto da una bella quantità di birra, rigorosamente ivoriana e vino che lo Chef, orgogliosamente, ci ha mostrato indicando l’etichetta che testimoniava la produzione in Francia e l’imbottigliamento in Costa d’Avorio, potenza della globalizzazione…purtroppo.
Andrea e Sandra
