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Seconda puntata del Diario di Viaggio di Daniela Nardi (Presidente di Granello di Senape) sul suo viaggio in Madagascar.

Seconda puntata: Madagascar 2024

Facciamo un giro a piedi tra le risaie che in questo periodo sono sul finire della loro produttività. Ci sono donne che lavano i panni al fiume e li stendono lì sui massi ad asciugare.

Vado a vedere le case ristrutturate da una raccolta fondi organizzata dal liceo Comenio di Napoli attraverso l’opera di Rosalba Onza. Mi fermo, siamo sicuri che sia questa? Si mi risponde Tahina, un componente della nostra Equipe, prima questa famiglia non possedeva una casa ma dei pali con un tetto in paglia. Ora ha quattro mura con intonaco dentro, una gettata di cemento per pavimento e un tetto in lamiera ondulata. Spiegano alla Signora chi sono, e lei mi ringrazia tanto con gli occhi, con le mani, con il corpo.

Così anche per le altre due case che abbiamo ristrutturato. Non ho parole.

Non posso dire di conoscere l’Africa, ma sono convinta che questo grande paradosso così evidente che colpisce solo i più fragili, sia un discorso che vada al di là dei nostri pensieri e riflessioni. Per le strade si vedono carretti trainati da uomini scalzi e dietro automobili che vogliono sorpassare. Esiste la stazione ma non ho mai visto un treno, c’è una sola strada che porta dalla capitale al porto merci più importante del Madagascar e questa strada l’abbiamo percorsa: Tir, buche sull’asfalto che rallentano il traffico, per fare 200 Km occorrono circa 5 ore! Non sono paradossi questi?

Capisco, dopo alcuni giorni che sono lì, che non si è mai pronti per questa società così diversa dalla nostra.

Mi accorgo che spesso la mia mentalitĂ  italiana di andare veloce e cercare di risolvere, qui mi porta al nulla.

Non voglio fare retorica ma i paesi occidentali, europei hanno tanto ma si perdono altrettanto. Qui le persone hanno poco, però ci danno la possibilità di riflettere su quel senso di tranquillità e serenità che noi abbiamo perso.

I bimbi che incontriamo ci danno la mano per salutarci, ridono si lasciano fotografare. Al mercato vedo di tutto: carne esposta all’aria, scarpe, ferri vecchi, biciclette rotte, carote, insalata; c’è chi nel fiume si lava, chi pesca. Mi si ferma lo stomaco.

Una cosa è dire, sentire, vedere in tv e un’altra è essere qui. Ho le lacrime perenni agli occhi.

La gente è tranquilla e calma, hanno case di 18 mq. e la loro vita si svolge nei negozi (se così si possono chiamare) e nel lavoro nei campi Sulla testa trasportano di tutto, felicemente scalzi.